DIRITTI UMANI E GLOBALIZZAZIONE L’ILLUSIONE DI UNA CRESCITA Di Eduardo Terrana


DIRITTI UMANI E GLOBALIZZAZIONE L’ILLUSIONE DI UNA CRESCITA

Di Eduardo Terrana

Non tutto il mondo si  muove all’unisono verso i traguardi del benessere e del miglioramento diffuso, ciò perché la globalizzazione più che includere esclude dal benessere individui e popoli; trasferisce la ricchezza dai poveri ai ricchi; si diffonde un modello unico di sviluppo che prescinde da tutti i valori locali e distrugge le diversità.
Insomma la globalizzazione genera più vinti che vincitori e  dà solo l’illusione di una crescita e di un benessere generalizzato e globale. In tale ottica si preclude ogni auspicato avanzamento su fronte dei diritti umani e di miglioramento delle condizioni   dei popoli meno abbienti del Pianeta.  Le statistiche sembrano avallare queste paure. Nel XVII° secolo la differenza di ricchezza tra nord e sud del mondo era di 2 a 1, nel 1965 era di 30 a 1, oggi è di 70  a 1.
Oggi la ricchezza è più grande che in qualsiasi altro periodo della storia umana ma la miseria colpisce quasi la metà della popolazione mondiale.
Il 20% dell’umanità possiede l’86% di tutta la ricchezza del mondo. L’80% più povero dispone appena dell’1,3% delle ricchezze del mondo.
Un miliardo e 500.000 persone vivono con meno di un dollaro al giorno, arriveranno a due dollari, e sarà una conquista!, entro il 2025.
Il patrimonio delle 200 persone più ricche del mondo è passato da 440 miliardi di dollari a più di mille miliardi di dollari in soli quattro anni. Tre multimiliardari, gli uomini più ricchi del Pianeta, hanno un reddito che equivale al prodotto interno lordo di 49  paesi sottosviluppati, dove vivono 600 milioni di individui.
L’indebitamento dei paesi sottosviluppati negli ultimi anni è raddoppiato.Le disuguaglianze vanno crescendo. Negli ultimi 25 anni circa 200 milioni di persone sono morte per fame; un miliardo 300 milioni di persone non ha acqua da bere e non solo potabile!
Nell’anno 2050 mancherà acqua potabile per il 40% della popolazione mondiale.  La carenza di acqua potrebbe generare dispute che potrebbero sfociare in conflitti e guerre. Il fenomeno peraltro è reso sempre più grave dalla scarsità delle precipitazioni.
Il processo di globalizzazione sta concentrando il potere e le ricchezze sempre più nelle mani di pochi. Circolano i capitali, ma non la forza lavoro.
I Paesi in via di sviluppo hanno l’obbligo di aprire i propri mercati ma non hanno accesso alla tecnologia.
Il divario aumenta anche all’interno dei singoli Stati. In Russia, adempio, il 20% più ricco dispone di un reddito 11 volte superiore a quello del 20% più povero. Insomma il globale dà, il globale toglie. Prende la nostra vita, cambia le nostre abitudini e le nostre relazioni, modifica i nostri rapporti familiari e sociali. Cambia il nostro lavoro per effetto dell’inarrestabile tecnologia in un mondo sempre più interdipendente e ci impone le multinazionali.
Saltano così le vecchie e sane tradizioni. Mangiamo nei ristoranti delle multinazionali, facciamo la spesa nei loro supermercati, depositiamo i nostri risparmi nelle loro banche, almeno chi se lo può permettere, vestiamo i loro vestiti, alla cui confezione magari hanno lavorato bambini al di sotto dei 12 anni.
Fenomeno veramente incivile quello del lavoro minorile! Sono oltre 250 milioni i bambini al lavoro nel mondo di cui oltre la metà impiegati a tempo pieno. Per loro non c’è infanzia e adolescenza. Per loro non ci sono carezze genitoriali e prospettive di istruzione e di crescita. Per loro non c’è riconoscimento di diritti come non c’è spazio in cui possano trascorrere un momento di allegria magari correndo dietro una palla fatta di stracci o di carta.
E nel mondo le multinazionali prosperano. Sono oltre 60.000 ma quelle che contano sono poco più di 600.
La globalizzazione così, anche se resta un fenomeno che non si può fermare, disorienta e fa paura, perché non ha un volto umano.
Andrebbe allora valutata e guidata meglio anche in un’ottica di crescita e di sviluppo della Persona umana, mentre così come viene concepita e realizzata proietta in una dimensione lontana la speranza di una umanità di uguali anche in senso economico.
Eppure si pensi che per garantire l’istruzione di base a tutti i bambini poveri del mondo basterebbero 6 miliardi di dollari che è meno di quanto si spende solamente negli stati Uniti per cosmetici in un anno; e per garantire l’acqua e le infrastrutture igieniche per tutti i meno abbienti del mondo basterebbero 9 miliardi di dollari che è meno di quanto si spende in Europa in un anno per gelati; per garantire, infine,          una adeguata assistenza sanitaria alle donne in gravidanza basterebbero 12 miliardi di dollari equivalente a quanto si spende negli USA e in Europa per profumi.
Tutto ciò mette in risalto da un lato l’ambivalenza della mondializzazione e dall’altro evidenzia che il profitto non è l’unico né il principale indice perché scopo dell’impresa è l’esistenza di una comunità di esseri umani, che viva, possibilmente!, i benefici della Pace.

Eduardo Terrana

EDUARDO TERRANA

Conferenziere internazionale su diritti umani

Tutti i diritti riservati all’autore

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