CRISTIANI: TRA LA FOLLA O SOTTO LA CROCE ? XXIII domenica del tempo ordinario


CRISTIANI: TRA LA FOLLA O SOTTO LA CROCE ?

XXIII domenica del tempo ordinario

Lc 14,25-33

+In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro: «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.

Quanti si professano cristiani? Da un calcolo approssimativo, l’insieme delle varie confessioni, possiamo stimare che i seguaci di Gesù sono circa 2,5 miliardi, ciò ne fa la religione più diffusa al mondo. I motivi di questo successo sono tanti e complessi, al punto che difficilmente possiamo valutarli in questa sede. Tuttavia, oggi come 2000 anni fa, possiamo immaginare il Maestro rivolgersi alle folle che lo seguono usando queste stesse parole, terribili e taglienti. Eppure, se interpretati radicalmente, questi versetti sembrano escludere proprio la possibilità che il cristianesimo possa diventare una religione di massa. Forse è davvero così, la vera sequela del Cristo riesce solo a pochi, pochissimi (cfr. Mt 22,14), come lo era quell’intrepida umanità che durante la sua passione ha avuto il coraggio di restare con lui ai piedi della croce (cfr. Gv 19, 24-26). La sequela è esigente perchè, prima ancora, lo è Amare. Un concetto che possono comprendere bene dei bravi genitori, che giorno per giorno sacrificano il loro tempo e le loro risorse per i figli, senza che questo sia per loro un peso. L’Amare del vero discepolo è molto più esigente però, perchè chiede di andare oltre le soglie di appartenenza e spendersi non solo per degli sconosciuti, ma addirittura per i propri nemici (cfr. Mt 5, 43-48).

+Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.

La Croce è la condanna a morte che il mondo ti da perché sei discepolo di Cristo. Ciò succede per la forza dirompente del suo messaggio, che mette in crisi gli equilibri di potere a vantaggio dei privilegiati, ovvero quei servi che dimenticano la loro ragion d’essere e opprimono chi gli è affidato (cfr. Lc 12, 45-48). Il Vangelo ci chiede di mettere ai primi posti delle nostre preferenze gli ultimi, gli emarginati e di rigettare le logiche faziose e interessate che dominano oggi come dominavano allora. Promuovere un simile stile di vita attraverso la propria testimonianza vuol dire andare controcorrente, essere fedeli alla Verità anche quando ci si espone al rischio di perdere la simpatia e la stima dei propri cari, degli “influenti” e, nei casi più estremi, rischiare la vita. Questa consapevolezza non ci deve spaventare, ne farci perdere la Speranza di poter essere buoni cristiani. Se la santità, seppure vocazione universale, rimane un traguardo a cui giungono pochi, è vero anche che l’abbraccio della misericordia divina arriva a tutti coloro che l’accolgono. Il mistero della Salvezza agisce attraverso un percorso imperscrutabile che può apparire, a chi lo giudica con superficialità, controverso, ma no lo è mai.

+Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”.
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.

Il messaggio di Gesù è chiaro: il cammino che si inerpica sul santo monte è un’ impresa che non si può intraprendere a cuor leggero. Non si decide di partecipare alle olimpiadi senza essere disposti ad affrontare grandi sacrifici, sopportare pesanti privazioni e faticare parecchio, per ottenere una prestazione che possa concorrere con quella dei più grandi atleti del mondo; allo stesso modo, non si può scegliere Cristo senza la consapevolezza di dover attraversare i sentieri impervi della crescita umana e spirituale che un vero discepolo dovrà affrontare. I cristiani sono portatori di luce, ma nessuna luce nasce da una testimonianza tiepida. I battezzati portano la gioia nel mondo, ma nessuna grande Speranza può nascere in chi cerca sicurezze e comodità.

+Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo.

Come spesso succede Gesù pone l’accento sugli “averi”, questo è inevitabile in un contesto culturale che interpretava la ricchezza come il segno il più evidente della benedizione divina e, conseguentemente, la povertà come una sorta di punizione causata da peccati propri o degli avi. Dal Cristo in poi l’opulenza verrà interpretata come un ostacolo piuttosto che un vantaggio nel cammino di santità.
L’obbligo morale di servire i bisognosi pone il cristiano in un rapporto di grande responsabilità nell’utilizzo dei propri beni.

Concludendo: la folla seguiva Gesù perché vedeva in lui una fonte di speranza in un contesto in cui, evidentemente, essa scarseggiava. Il Maestro, attraverso queste dure parole, ci invita a diventare noi stessi dispensatori della sua Luce, ma perché questo possa avvenire efficacemente, c’è bisogno di tutto il nostro impegno nel conformarci a Lui.

Felice Domenica!

FRA UMBERTO PANIPUCCI

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