LE POESIE ED IL RACCONTO PRESENTATI A BITLibri di Bitritto DI CRESCENZA CARADONNA -Non premiate


LE POESIE ED IL RACCONTO PRESENTATI A BITLibri di Bitritto
DI CRESCENZA CARADONNA
-Non premiate

Sono un immigrato”

In un paese lontano sono andato
nel cuore c’è la mia terra
quelle radici
che sono la linfa di me

ora guardo la nativa terra mia
stringendomi forte
al suo nostalgico ricordo
nelle foto custodite
nel fondo di un cassetto;
mi sembra di udir la voce materna straziata dal dolore dirmi: ‘Addio’
e poi quel mare che piano piano diventa una linea
senza volto senza colori senza approcci
quell’addio scandito dalle lacrime di una madre
perché nulla sarà stato più come prima.

Sono un immigrato
son tornato nella mia terra
son tornato per te mamma cara
per posare un fiore sulla tua tomba
nel rimpianto di non poterti più abbracciare
mentre serro nell’anima mia
il tuo amore sconfinato che fine mai avrà.

Cresy Crescenza Caradonna

“Scrivo una poesia “
Parole di poesia


L’alba bussa
scrivo una poesia,

oltre le nuvole
scrivo una poesia,

per credere ancora
nelle parole
scrivo una poesia,

per amare
quelle parole
senso di un andar
ove bussa il cuore
respiro di vita
scrivo una poesia,

dono d’emozioni
che fine mai avrà
scrivo una poesia,

il tramonto bussa
inghiotte l’alfabeto,

in infinite parole di poesia.
Cresy Crescenza Caradonna

” Il viaggio ”

Il treno correva sulle rotaie sferragliava a velocità sostenuta: così iniziò il mio viaggio verso nord destinazione Milano la mia meta tanto sognata, la partenza da Bari la mia città che lasciavo senza tristezza anzi con felicità mi stava stretta troppo per la mia giovane età piena di aspettative che più non trovavo ormai in un luogo divenuto gabbia dorata della mia esistenza.
Il treno andava e con esso i miei pensieri che galoppavano nella mia mente: lasciavo il mio amato sud per andare nel favoloso e ricco nord in cerca del mio angolo di paradiso ma l’avrei trovato? Mi chiedevo mentre i secolari alberi di ulivo divenivano sempre più piccoli e lontani e sembravano voler scappare via come stavo facendo io, ma tuttavia, nonostante le mille lacrime intrappolate nei miei occhi scuri come tutte le donne meridionali, scesero comunque copiose e libere sul mio viso.

Partivo per lavoro quel maledetto lavoro anzi benedetto lavoro che al sud è inesistente se sei piena di aspettative e competenze alle quali non vuoi rinunciare per questo vai…abbandoni casa, affetti, famiglia, e vai nella speranza di trovare lì nel nord la chiave che possa aprire lo scrigno.
Sferragliava il treno, il caldo era intenso, la gente sudava era pieno luglio di un giorno particolarmente afoso complice il condizionatore mal funzionante il sudore del mio vicino di poltrona mi arrivava dritto nelle narici che sembravano voler desiderare un prato fiorito di tenere fresie primaverili, ma nulla mi fece cambiar idea ero decisa ad andare via.
Dopo otto lunghe ore il treno entrò in stazione a Milano: mi sembrava di vedere un’astronave con tutte quelle luci, la galleria così immensa e poi quel vociare intenso della gente freneticamente intenta ad andare in ogni direzione possibile e immaginabile.

La mia piccola valigia mi seguiva o io seguivo lei? Chissà, stanca ma entusiasta ero stordita…Milano finalmente ero arrivata, lì ad aspettarmi un caro amico trasferito oramai da anni sempre per lavoro, un cervello barese in fuga nel cuore della grande città, insieme ci avviammo verso casa sua non dopo averci scambiato un saluto dal dolce gusto terrone fatto di abbracci e fraterni baci, sì proprio come si usa da noi dove ci si bacia senza paura ma solo per il gusto di farlo irrorato dal calore tipico di noi gente del sud.
La casa del mio amico era un monolocale in centro ma veramente piccolo con soppalco dove tutto era distribuito in modo essenziale ma nulla mancava arredato con eleganza e sobrietà fornito anche di due finestre dalle quali si poteva scorgere il via vai della gente indaffarata in chissà quali faccende che sembravano andare in ogni direzione; cenammo nel vicino ristorantino poi subito a nanna, il giorno dopo dovevo recarmi all’appuntamento di lavoro per sostenere un colloquio molto importante nel quale avevo riposto tutte le mie aspettative lasciando il mio caldo nido famigliare.

L’inesperienza a volte gioca brutti scherzi anche l’essere profondamente donna del sud incide, infatti il colloquio non andò bene, mi ero svegliata presto quella mattina, truccata, ben vestita con i miei appunti e progetti ben studiati ma niente andò bene non piacque al team dell’azienda il mio progetto e fui mandata subito a casa senza mezze parole: “Signorina -mi disse il boss- le idee ci sono ma sono poco sviluppate e quindi poco appetibili per i nostri clienti!”

Scappai… sì di corsa scappai velocemente, raccolsi tutte le mie carte, ormai divenute cartacce e con gli occhi pieni di lacrime andai via disperata. Pensai durante il tragitto che se fossi stata più sfacciata quel posto ora sarebbe stato mio e poi gridai ad alta voce: “Capitolo chiuso torno a casa punto!”
Di anni ne sono passati da quel lontano giorno di luglio di un anno che ho cancellato per sempre dalla mia memoria, ora sono una mamma felice ho realizzato i miei sogni proprio da dove ero scappata lì nel cuore del sud nella mia amata città Bari tra l’amore della mia famiglia, che mi ha abbracciata come una calda coperta di quelle fatte all’uncinetto dalle sapienti mani delle donne meridionali magari accanto al focolare dove ci si raccontano le belle storie passate fatte di tradizioni antiche e profonde radici proprio come quei secolari e maestosi alberi d’ulivo che vidi scorrere nei miei giovani occhi di ragazza sul quel treno che ancor oggi sferraglia nelle mie orecchie di giovane adulta ma ora solo nei miei sogni.

“La casa è lì dove abita il cuore”, il mio cuore oggi è qui solo a sud per sempre nella mia amata terra.

Cresy Crescenza Caradonna

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