‘LA VALLISA'(LA VEDDISE) Una delle chiese più antiche di Bari di Crescenza Caradonna


Chiesa della Vallisa

Chiesa dei Ravellesi

La Vallisa è una delle chiese più antiche di Bari, un monumento di origine romanica che risale all’anno 1000.
La denominazione di Vallisa (la Veddise) viene associata alla famiglia dei Ravellesi-Grisone, commercianti che si insediarono a Bari intorno al 1130, stabilendo il proprio centro spirituale nella chiesa.
Nel 1962 al 1986 fu sottoposta a un radicale intervento di restauro che consentì di ripristinarne l’aspetto medioevale, tramite l’eliminazione delle soprastrutture barocche e la ricostruzione di alcune parti come il portico, la facciata e le tre absidi, consentendo il recupero di uno dei più antichi luoghi di culto della città e rendendolo un prestigioso contenitore

culturale.

La chiesa della Vallisa (già Raveddise, cioè dei Ravellesi) venne così chiamata per la presenza di gruppi di mercanti amalfitani e ravellesi nella città. L’edificio oggi si presenta molto diverso da quello che era un tempo, a causa dei restauri “in stile” (dal 1957 al 1962) in cui fu eliminato tutto l’apparato barocco, lasciando a vista l’apparecchio murario. Questo ripristino in forme medievali tuttavia non ridà al tempio l’immagine originaria che doveva apparire in gran parte affrescata, come dimostrano i pochi resti della decorazione pittorica conservatasi su alcune parti della muratura.
Resta comunque un importante monumento medievale all’interno della città vecchia di Bari, costruito in onore di una comunità impiantatasi in città fin dal IX secolo e che conservava con i Baresi uno stretto legame, sia da un punto di vista religioso che commerciale. Amalfitani e Baresi costituivano infatti un gruppo commerciale omogeneo, probabilmente condividendo anche le proprie flotte; testimonianza di questo stretto legame mercantile rimane nella celebre Crisobolla concessa dall’imperatore Basilio II ai Veneziani nella quale si faceva esplicito divieto a questi ultimi di caricare a bordo delle loro navi “merci degli Amalfitani e dei Longobardi della città di Bari”. Dal punto di vista religioso, interessanti similitudini si ritrovano anche nei rispettivi culti patronali: il culto di san Nicola ad esempio, era diffuso anche ad Amalfi, così come a Bari erano presenti le chiese di Sant’Andrea “in marittima” e il monastero di Sant’Andrea delle Vergini fuori le mura, che veneravano il protettore di Amalfi. La chiesa della Vallisa ha riacquistato una insperata celebrità dopo il restauro della pavimentazione di piazza Ferrarese, sulla quale si affacciano le sue tre absidi semicircolari. L’entrata principale invece, con il portico a tre fornici, è situata in strada Vallisa. Oggi la chiesa è sconsacrata e ospita l’Auditorium Diocesano, un centro polifunzionale per la promozione della cultura e dell’arte.

STORIA

La costruzione della chiesa è da ricondursi all’XI secolo. L’antico nome della chiesa (che dipendeva dal monastero benedettino ad essa antistante) era San Pietro, in onore della città di Roma, come è stato dedotto dal testamento dell’abate Leucio del 1071. La prima attestazione come “San Pietro della Vallisa” risale comunque al 1596 da un documento del Codice Diplomatico Barese. La circostanza che i Ravellesi avessero ottenuto l’appalto dei dazi sulle merci introdotte in città spiega il loro insediamento a ridosso dell’antica Porta Nuova, una delle più antiche e importanti della città. Dal 1777 la chiesa venne dedicata alla Beata Maria Vergine della Purificazione, probabilmente per il nome della Confraternita che lì era stata fondata o perché in prossimità della strada (via degli Infetti) dove venivano bruciati gli oggetti utilizzati dagli appestati. Nel 1962, dopo decenni di degrado, la chiesa è stata oggetto di un radicale restauro in chiave neoromanica ad opera dell’architetto Schettini, che ha eliminato le secolari stratificazioni di stili (in particolar modo le sovrastrutture barocche) e ha ricostruito il portico, la facciata e le tre absidi. Il sito è stato poi definitivamente riqualificato a partire dal 1986, anno in cui la Confraternita di Sant’Anna, coordinata dalla Commissione Diocesana per la Musica Sacra, lo ha reso un importante centro di cultura e arte a disposizione della comunità.
FiFino ad alcuni anni fa all’interno della chiesa erano custodite le statue dei Misteri della Passione, oltre che immagini sacre dedicate a Santa Rita, San Gaetano e alla Madonna. Le statue dei Misteri risalgono, come risulta dalla documentazione storica, al ‘700 allorquando il Venerdì Santo era tradizione che si svolgessero due processioni (una di S. Gregorio e una della Vallisa) con queste statue raffiguranti i momenti (o stazioni) della Passione di Cristo. La più antica delle processioni sembra fosse quella organizzata con la partecipazione dei frati francescani dalla Confraternita della Purificazione, detta della Vallisa. La Pia Associazione “Misteri della Vallisa”, è ora allocata presso la chiesa di Santa Teresa dei Maschi, mentre le statue sono collocate presso la chiesa del Gesù. L’altra processione invece, quella di San Gregorio, era organizzata dai Frati Minori Osservanti di S. Pietro delle Fosse, la cui chiesa, ormai un rudere, era collocata presso il porto.
Fino al 1825 le due processioni si svolgevano lo stesso giorno causando frequenti disordini e discordie; l’arcivescovo B. Clary, per porre fine a tali dissidi, decretò che le processioni si svolgessero ad anni alterni. Negli anni pari avrebbero sfilato (come ancora oggi accade) le statue della Vallisa (dette dei “Chiangeminne”, a causa della pioggia che ne accompagnava l’uscita in processione); negli anni dispari invece l’incombenza era del gruppo di S. Gregorio (i “Ventalosi” della tradizione popolare perché molto spesso la processione era accompagnata da forti raffiche di vento).no ad alcuni anni fa all’interno della chiesa erano custodite le statue dei Misteri della Passione, oltre che immagini sacre dedicate a Santa Rita, San Gaetano e alla Madonna. Le statue dei Misteri risalgono, come risulta dalla documentazione storica, al ‘700 allorquando il Venerdì Santo era tradizione che si svolgessero due processioni (una di S. Gregorio e una della Vallisa) con queste statue raffiguranti i momenti (o stazioni) della Passione di Cristo. La più antica delle processioni sembra fosse quella organizzata con la partecipazione dei frati francescani dalla Confraternita della Purificazione, detta della Vallisa. La Pia Associazione “Misteri della Vallisa”, è ora allocata presso la chiesa di Santa Teresa dei Maschi, mentre le statue sono collocate presso la chiesa del Gesù. L’altra processione invece, quella di San Gregorio, era organizzata dai Frati Minori Osservanti di S. Pietro delle Fosse, la cui chiesa, ormai un rudere, era collocata presso il porto.

CULTURA POPOLARE

Fino al 1825 le due processioni si svolgevano lo stesso giorno causando frequenti disordini e discordie; l’arcivescovo B. Clary, per porre fine a tali dissidi, decretò che le processioni si svolgessero ad anni alterni. Negli anni pari avrebbero sfilato (come ancora oggi accade) le statue della Vallisa (dette dei “Chiangeminne”, a causa della pioggia che ne accompagnava l’uscita in processione); negli anni dispari invece l’incombenza era del gruppo di S. Gregorio (i “Ventalosi” della tradizione popolare perché molto spesso la processione era accompagnata da forti raffiche di vento).

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CRESCENZA CARADONNA
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