COSA DOBBIAMO FARE?II Domenica d’Avvento (C).IL VAGELO SPIEGATO DA FRA UMBERTO PANIPUCCI


COSA DOBBIAMO FARE?

III Domenica d’Avvento (C).

III Domenica d’avvento o ‘in gaudere’. La liturgia permette oggi di indossare i paramenti rosacei: l’austerità del viola si stempera nel bianco della festa imminente, la solennità a cui ci si sta preparando è vicina.

Lc 3,10-18

+ quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto».

La risposta di Giovanni Battista, alla domanda rivoltagli dalle folle che lo seguivano, potrebbe apparire scontata al cristiano di oggi, ma non lo era affatto agli uomini di allora che avevano tutt’altra idea sull’avvento del regno di Dio. Ci si chiede come in un paese come Israele, allora occupato e privo della libertà, ci si potesse privare di risorse importanti per condividerle, piuttosto che utilizzarle per resistere, resta il fatto che Giovanni era amato dal popolo, stimato (o temuto?) dalle autorità religiose e da Erode stesso. Egli sapeva creare attorno a se un’oasi di speranza, dipingeva sui foschi orizzonti di quella gente la promessa di un’aurora imminente, tutto questo accadeva perché Giovanni creava un’aspettativa di solidarietà, non solo da parte dell’uomo, ma anche e sopratutto da Dio, attraverso il suo Messia. Anche oggi, in questi tempi resi foschi da minacce di guerra e terrorismo, spendere risorse umane e materiali per i poveri e gli afflitti, potrebbe apparire una scelta erronea, ma è proprio quello che Dio chiede sempre all’umanità: amarci reciprocamente seguendo le orme di Suo Figlio Gesù: c’è qualche altra soluzione?

+Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato».+

Questo breve versetto ci rivela che allora come oggi, la corruzione delle istituzioni era un tema tristemente attuale. La risposta di Giovanni Battista è semplice: Non siate più corrotti. Sappiamo bene che essere onesti in un sistema corrotto, per di più capace di auto-legittimarsi, non è affatto facile, anzi:in certi contesti si tratta di un vero e proprio atto di eroismo. Ma è proprio di questi eroi che c’è bisogno.

+Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».+

Giovanni non si limita a condannare il peccato personale, ma non esita a riconoscerlo anche nelle istituzioni, religiose o politiche che siano. Se dunque il grande profeta cita l’esistenza di queste situazioni, vuol dire che c’erano. Succede anche oggi, nessuno può negarlo. A volte chi dovrebbe proteggerci passa dall’altra parte, disonorando l’impegno e il sacrificio di tanti che compiono eroicamente il loro dovere macchiandosi così di un doppio crimine, che oltre a colpire gli innocenti, crea sfiducia, paura e incertezza. Ho una grande stima delle forze dell’ordine e dei loro rappresentanti, e mi è difficile immaginare che possa accadere. Penso però alle continue segnalazioni di violenze che arrivano dalle carceri e per le strade di tutto il mondo, anche dai paesi, cosiddetti, sviluppati. Se poi pensiamo al continuo evolversi delle tecnologie e della conoscenze possiamo anche immaginare quanto più micidiale possano essere gli abusi del potere.

+Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile». Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.+

Giovanni Battista era un profeta molto conosciuto e famoso. Tanto da essere uno dei pochi predicatori itineranti di allora ad essere annoverato negli annali degli storici. Forse aveva in vita ancora più discepoli di Gesù e molti dei suoi erano passati a lui dopo che Giovanni lo aveva indicato come Messia, subito prima di essere arrestato e ucciso. La sua vera grandezza è stata quella di aver riconosciuto Gesù come il figlio di Dio, dichiarando nel contempo che da quel momento egli doveva ritirarsi per far “crescere” Gesù. Dice di se stesso di non essere degno nemmeno di essere suo schiavo (togliere e mettere i calzari era compito dei servi più umili). Dando così un segno molto chiaro ai numerosi discepoli che lo seguivano. Egli presenta il Messia come colui che ci “immergerà” (baptizo) nello Spirito e ne Fuoco perché abbiamo una rinascita divina. Viene presentato anche come l’unico giudice capace di discernere i buoni dai cattivi in maniera netta e chiara. Ma è anche la testimonianza incarnata del volto del Padre misericordioso, il quale, ha offerto, e offre, a tutti un tempo di Grazia.

Fra Umberto Panipucci.

Felice Domenica

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