MIGRANTI UN PROBLEMA MONDIALE DI DIFFICILE SOLUZIONE di Eduardo Terrana


 

21 Settembre 2018 – Giornata mondiale della pace

21 Settembre 2018 – Giornata mondiale della pace

        MIGRANTI UN PROBLEMA MONDIALE DI DIFFICILE SOLUZIONE

di Eduardo Terrana

 

Il simbolo con cui viene rappresentata la pace  è una colomba che tiene nel becco un ramoscello di ulivo.

Sono ancora tanti gli esseri umani che sperano  che quel simbolo si trasformi in realtà  di vita umana e civile.

Hanno volti e storie diverse e diverse etnie ma tutti sono accomunati da una  speranza  di pace.

Generalmente chiamati “Migrante” o “Rifugiato”, questi esseri senza nome, ma  comunque Persone,  perché fin dalla nascita in possesso delle  specificità dell’essere umano,  vengono dall’anonimo mondo della miseria e della sofferenza dove hanno vissuto le atrocità più terribili, dalla guerra alla tortura, dalla fame allo stupro.

I migranti sono  i forzati costretti a lasciare la propria terra a causa di conflitti armati, attacchi terroristici,  regimi oppressivi,  discriminazioni,  persecuzioni, carestie, povertà e degrado ambientale, e non solo, ma anche da motivazioni religiose ed etniche, che sempre più  spesso sfociano in conflitti o in guerre aperte.

 Ed è un numero di persone in movimento impressionante. I dati rilevano oltre 250 milioni di migranti nel mondo. 

La pressione migratoria  è forte  e crescente verso l’Italia e l’Europa, ma anche in altri continenti si registrano spostamenti significativi.

Quelli che si presentano  alle porte del mondo civilizzato e chiedono  accoglienza, provengono per lo più dalla Nigeria, dalla Somalia, dal Sudan, dall’Afganistan. Un fenomeno destinato purtroppo a crescere in modo significativo nel prossimo futuro, con migrazioni provenienti  dai Paesi poveri del sud del mondo verso i Paesi ricchi  del nord . Pochissimi di questi, meno dell1%,  faranno ritorno un giorno nei loro Paesi di origine.

Dramma nel dramma è quello dei bambini. Secondo le Nazioni Unite, il 51% dei rifugiati nel mondo sono bambini, spesso soli e abbandonati dalle rispettive famiglie.

La tragedia della loro vita è tutta espressa dalla magrezza dei loro corpi e dal terrore che si legge nei loro occhi.

Muoiono in tanti lungo il cammino sulla strada o sul mare  della speranza  ma i più approdano e si rivolgono alla carità del mondo per vivere una vita dignitosa.

Sono persone che non arrivano a mani vuote, afferma  Papa Francesco nel suo messaggio per la Giornata della pace 2018, che ricorre  il 21 settembre,  rilevando che  portano un carico di coraggio, capacità, energie e aspirazioni e in questo modo arricchiscono la vita delle nazioni che li accolgono, e invitando governanti e governati  a  respingere  la  retorica che con la logica dei rischi per la sicurezza nazionale e  della non accoglienza manifesta disprezzo per la dignità umana, che invece va riconosciuta  a tutti.

La Pace, ricorda  il Pontefice  è “un’aspirazione profonda di tutte le persone e di tutti i popoli, soprattutto di quanti più duramente ne patiscono la mancanza”.

Raccomanda, pertanto, Papa Bergoglio l’accoglienza dei migranti e di non rimandarli nei paesi d’origine dove li aspettano persecuzioni e violenze ; di  tutelarne l’inviolabile dignità e di promuoverne uno sviluppo umano integrale, che consenta la loro piena partecipazione alla vita della società che li accoglie  e assicuri , al contempo, ai bambini e agli adolescenti l’accesso all’istruzione. 

 Nessun Paese può gestire da solo il fenomeno della migrazione umana, ma necessita  che le Nazioni guida del mondo provvedano ad assicurare alle Nazioni meno evolute  giusti diritti e  una crescita armonica a misura d’uomo e ad impegnarsi politicamente e moralmente in tal senso, anche nell’ottica di dare concreta attuazione alla Dichiarazione di New York per rifugiati e migranti, del 19 settembre 2016,  che  esprime la volontà politica dei leader mondiali di salvare vite, proteggere diritti umani e condividere responsabilità su scala globale.  

All’intero mondo civilizzato s’impone pertanto la scelta se arricchire il proprio cuore di una nuova solidale umanità  o se impoverirlo della miseria di un nuovo egoismo.

   Eduardo Terrana


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