ESCLUSIVA DI PUGLIA DA AMARE di Luigi Melcarne : 21 GIUGNO 2017 BARI SOLSTIZIO D’ESTATE CATTEDRALE DI SAN SABINO

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    Crescenza Caradonna

      Esclusiva di Puglia da amare Quotidiano d’informazione

    Dal nostro inviato speciale19415958_10213418051150220_1570170613_n prof. Luigi Melcarne


     

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    INFORMAZIONI SUL SOLSTIZIO D’ESTATE CATTEDRALE DI SAN SABINO

    di LIVIO COSTARELLA

    Sin dalle culture egizie- mediterranee, il sole ha comunicato all’uomo la sorgente della vita civile e dei cicli delle produzioni agricole e marinare, non sarà difficile rinvenire nel rito del solstizio un’antica liturgia che parla direttamente al cuore dell’uomo attraverso un magnifico spettacolo di luce. Ed in particolar modo nella Cattedrale di Bari, definita la più grande meridiana dell’Ita lia del Sud, dove si può celebrare il trionfo del sole, un evento unico nel panorama delle chiese solstiziali. Per celebrare questo appuntamento (patrocinato dal Capitolo Metropolitano e dal Comune di Bari), l’«Equipe di animazione culturale» organizzerà domani 19 e lunedì 21 giugno (il giorno del solstizio d’estate) la manifestazione dal titolo: «Il cammino del sole nella Cattedrale di Bari ».

    Si partirà domani nel Salone Odegitria (alle 20), col saluto di mons. Franco Lanzolla, al quale seguiranno la relazione di Carlo Attili «Significato del bestiario della Cattedrale di Bari» e la proiezione del dvd «Il bestiario Cattedrale di Bari», a cura del sacrista Michele Cassano.

    Il 21 giugno si inizierà con l’ac – coglienza in Cattedrale dalle 16 e si proseguirà con lo spettacolo di danze e musiche «Come sole danzando… », alle 16,15 e alle 17,20. Le voci recitanti sono di Alessandro Piscitelli e Ilaria Cangialosi, la voce solista di Tecla Tarussio, le musiche di Sabino Manzoe i danzatori Carla Caporusso, Cristina Liuzzi e Claudio Roffo (regia di Marilena Bertossi).

    Tra i due spettacoli, l’evento clou: alle 17,10 il motivo ornamentale riprodotto dalla luce del sole, che entrerà dal rosone centrale, andrà a combaciare col rosone posizionato nel pavimento della navata centrale che ha le stesse dimensioni del rosone della facciata. Ebbene, questo evento stava per essere irrimediabilmente perduto agli inizi del ‘900.

    Lo spiega la giovane studiosa barese Gaia Lombardo Pijola (autrice di una tesi di laurea dal titolo Storia dei restauri del rosone pavimentale della Cattedrale di Bari): «Lo splendido mosaico cosmatesco, nei primi anni del ‘900, stava per essere staccato e decontestualizzato per i lavori di risistemazione del pavimento, che comportarono l’intero smantellamento e completa sostituzione dell’antico pavimento in pietra comune con una nuova lastricatura marmorea, che vediamo anche oggi.
    L’allora Sovrintendente Adolfo Avena intuì che la rosa pavimentale era una proiezione del Rosone di Facciata e si impegnò energicamente affinché il mosaico rimanesse in loco.

    Il fenomeno del 21 giugno dimostra che il rosone di facciata – ricostruito tra il 1931 e il 1935, ha conservato quella che doveva essere la sua posizione originale. Lo stesso può dirsi per il rosone pavimentale: nel 1902, infatti, venne restaurato dal Pantaleo e dal Menzione e portato in quota rispetto al nuovo pavimento, realizzando un sottofondo di malta cementizia (tecnica verificata tra l’altro dall’ultimo restauro del 2005). Siamo certi però che l’orbitale centrale non venne rimosso, ma soltanto le parti esterne del mosaico, che vennero quindi raccordate con la quota del pavimento. Questa scelta consente ancora oggi di fruire del rosone e del fenomeno».

    LA NOTIZIA SULLA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO CRONACA DI BARI


     

     


    Pubblicato il 21 giu 2017

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    CATTEDRALE DI LUCE

    La Cattedrale di Bari è stata da sempre il luogo di aggregazione religiosa della città medievale. Essa occupa l’area periferica dell’insediamento antico – quello presso le mura e la Porta Vecchia (l’attuale via Arco Alto) – e, secondo la tradizione locale (Beatillo, Petroni), nelle vicinanze della moschea e del palazzo degli Emiri. La zona fu interessata dalla forte espansione edilizia dei secoli X e XI, poco dopo la ripresa della città da parte dell’imperatore bizantino Basilio I (876) e l’istituzione del Tema di Longobardia. L’esplorazione archeologica del succorpo della Cattedrale, nel 1960, ha riportato alla luce un mosaico pavimentale con una interessante iscrizione di epoca paleocristiana (V-VI sec.). Quest’opera è testimone di quella Cattedrale che esisterà fino al 1034, come riferisce la cronaca dell’Anonimo Barese, il quale, quell’anno, a proposito dell’attività del vescovo Bisanzio annota: Dirupavit Episcopium et coepit laborare (distrusse il vecchio Episcopio e cominciò a fabbricare il nuovo). La datazione all’XI secolo per tutto il nuovo complesso basilicale è avvalorata dal trasferimento a Bari del seggio episcopale di Canosa, antica città cristiana a nord di Bari, decaduta ad opera dei Saraceni dell’Emirato barese. Il rafforzamento del potere politico (la riconquista bizantina) coincise con la riorganizzazione del potere religioso (la nuova Cattedrale). Bari diviene il caposaldo dell’Impero bizantino nell’Italia meridionale, sia per la sua posizione strategica sul mare e sia per la possibilità di collegamenti diretti con la capitale Costantinopoli. In quegli stessi anni, secondo la tradizione, venivano trasferite a Bari le prestigiose reliquie di San Sabino, vescovo di Canosa (VI sec.), al quale venne dedicato il nuovo tempio e che venne eletto patrono della città. Il vescovo di Bari diviene così anche vescovo di Canosa, come è anche attestato dalla iscrizione sulla Cattedra di Elia nella Basilica di San Nicola. In precedenza la Cattedrale era dedicata alla Vergine Odegitria, in alcuni documenti ricordata con il nome popolare greco di Metizzia cioè Madre divina. L’icona – veneratissima a Costantinopoli, capitale dell’Impero – secondo la tradizione fu dipinta da San Luca. L’immagine prese il nome di Odegitria dal luogo in cui era collocata il monastero delle guide (ton Odegòn, “indicatrice della via”) andò distrutta nel 1453 durante la conquista turca. Bari non poteva offrire un segno migliore delle sue connessioni con l’Impero bizantino di quello offerto dalla icona della Madonna di Costantinopoli, col titolo di Odegitria, conservata nella cripta della Cattedrale. L’attuale dipinto è forse la copia di una più antica eseguita, probabilmente, da Onofrio Palvisino da Monopoli nella prima metà del 1500. È celebrata anche oggi il primo martedì di marzo, nello stesso giorno in cui si festeggiava a Costantinopoli. La traslazione delle reliquie di San Nicola a Bari nel 1087, la costruzione della Basilica in suo onore e la dichiarata posizione politica filobizantina, contraria alla dominazione normanna da poco istituita in città (1071), contribuirono alla decadenza della Cattedrale e del culto di San Sabino. Il culmine fu raggiunto nel 1156, quando la Cattedrale venne parzialmente distrutta da Guglielmo il Malo, che puniva così il clero – in particolare il vescovo Giovanni – e i cittadini per le loro continue ribellioni al potere normanno. Durante l’episcopato del vescovo Rainaldo (1178-1188) iniziò il restauro della fabbrica; il 2 febbraio 1233 venne consacrato l’altare maggiore alla presenza di Federico II e dell’arcivescovo di Palermo Bernardo Costa, già vescovo di Bari (1207-1214) e grande amico dell’Imperatore Svevo. Il 4 ottobre 1292 la Cattedrale fu consacrata solennemente. Ricchissima la sua suppellettile marmorea e la decorazione di tutte le parti architettoniche, attribuite a grandi scultori come Alfano da Termoli, Anseramo da Trani, Peregrino da Salerno. Ricca, anche la decorazione parietale ad affresco, di cui sopravvivono alcuni resti nelle absidi minori e nella cripta. Molte testimonianze della sua grandezza storica, artistica e liturgica, sono oggi fruibili nell’attiguo Museo. Ogni oggetto artistico è stato restaurato e riproposto alla lettura degli studiosi, dei visitatori, degli studenti (per quest’ultimi con idonei itinerari didattici), per ricomporre (fin dove è possibile) l’immagine di una delle chiese più belle di tutta l’Italia meridionale. Chiusa al pubblico per due anni durante i quali sono stati effettuati importanti restauri delle superfici e delle suppellettili lapidee con una nuova illuminazione e l’installazione di impianti tecnologici, La Cattedrale è stata riaperta al culto il 18 febbraio 2005 con una solenne concelebrazione presieduta dal card. Ruini, presidente della Conferenza Episcopale Italiana e concelebrata dall’arcivescovo Cacucci e dal Consiglio Permanente della Ce


    Prof. LUIGI MELCARNE


     

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