‘Viva arte viva’, Biennale e umanesimo


‘Viva arte viva’, Biennale e umanesimo
Al via mostra a cura Christine Macel, 120 artisti invitati


(ANSA) – VENEZIA, 9 MAG – Franz West riposa sul divano ritratto in una piccola foto a parete, mentre vicino, nella prima sala del Padiglione Centrale, c’è l’atelier di Dawn Kaspar a cui segue il multietnico fare di migranti e rifugiati impegnati nella realizzazione di lampade nel progetto di Olafur Eliasson “Green light”.

Comincia così “Viva Arte Viva”, l’esposizione internazionale d’arte a firma Christine Macel, promossa dalla Biennale di Venezia, lungo un percorso con 120 artisti – 103 per la prima volta nella mostra curatoriale – composto da un prologo e nove padiglioni che si snoda senza apparenti barriere, se non quelle che spiegano al visitatore che sta entrando ora nella sezione “dei Libri e degli Artisti”, che apre la sequenza, ora in quella “dei Colori” o del “Tempo e dell’Infinito”, che chiude la mostra all’Arsenale.
Visual Top Art EN (new)
“E’ una Biennale che parla delle nostre abitudini, consuetudini, sogni o utopie” ha detto il presidente Paolo Baratta.


Direttore

Christine Macel

Christine Macel è nata a Parigi nel 1969. Dopo gli studi in storia dell’arte, è stata conservatrice del patrimonio e ispettore della creazione artistica per la “Délégation aux Arts Plastiques” del Ministero della Cultura francese (dal 1995). Dal 2000 ricopre l’incarico di Curatore capo del Musée national d’art moderne – Centre Pompidou di Parigi, dove è responsabile del Dipartimento della “Création contemporaine et prospective” che ha fondato e sviluppato. È stata curatrice del Padiglione Francese alla Biennale Arte 2013 (Anri Sala) e del Padiglione Belga alla Biennale Arte 2007 (Eric Duyckaerts).

Per il Centre Pompidou ha curato e co-curato numerose mostre collettive, tra cui Danser sa vie, art et danse aux XX et XXIème siècles (2011); Les promesses du passé. Une histoire discontinue de l’art à l’Est de l’Europe depuis 1956 (50 artistes) (2010); Airs de Paris, mutations dans la ville et la vie urbaine (2007); Dionysiac (2005). Ha curato anche le personali di artisti come Anri Sala (2012), Gabriel Orozco (2010), Philippe Parreno (2009), Sophie Calle (2003), Nan Goldin (2002) e Raymond Hains (2001).

Sempre al Pompidou ha ideato e realizzato “Espace 315”, una galleria dedicata ai giovani artisti della scena internazionale, per la quale ha curato otto esposizioni tra il 2004 e il 2013: Koo Jeong-A, Magnus Von Plessen, Xavier Veilhan, Jeppe Hein, Pawel Althamer, Damian Ortega, Tobias Putrih, L’Image dans la sculpture (Navid Nuur, Nina Beier, Simon Denny, Yorgos Sapountzis). Nel 2002 è stata inoltre responsabile del concept e della organizzazione e programmazione di “Prospectif Cinéma”, pensato per mettere in luce la produzione cinematografica di giovani artisti francesi e internazionali.

È stata anche direttore artistico del Festival du Printemps de Cahors per due anni (ExtraetOrdinaire, 1999; Sensitive, 2000), e curatrice della mostra di Jeppe Hein al Moore Space Miami (2005), di John Bock al FRAC di Marsiglia (2006) e di Ziad Antar alla Sharjah Foundation (2012).

Nel 2015 ha curato Nel Mezzo del Mezzo. Arte contemporanea nel Mediterraneo, Museo Riso di Palermo; What We Call Love, from Surrealism to Now, Irish Museum of Modern Art di Dublino; Une histoire, art, architecture, design, des années 80 à nos jours, Centre Pompidou, che ha anche inaugurato all’Haus der Kunst di Monaco nel marzo 2016. È curatrice di Collected by Thea Westreich Wagner and Ethan Wagner con Elisabeth Sussman, che ha aperto al Whitney Museum di New York a novembre 2015 e al Centre Pompidou nel giugno 2016.

Ha curato per il Centre Pompidou Dear Friends, donations of the last 5 years (marzo 2016) e Melik Ohanian, Marcel Duchamp Prize (maggio 2016). Nel mese di ottobre 2016 ha aperto la mostra Polyphonies: Franck Leibovici, Oliver Beer, Mariechen Danz nel nuovo Espace Prospectif Galerie 0 del Centre Pompidou.


Ricerche web a cura di Crescenza CaradonnaFeatured Image -- 28706

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