IL DIARIO DI ANNA FRANK


14731122_1441436249217284_1607869435088552785_na cura di Crescenza Caradonna



IL DIARIO DI ANNA FRANK

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« …È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo che può sempre emergere… »
(Dal Diario di Anna Frank)

Anne Frank è una ragazzina ebrea che durante la Seconda Guerra Mondiale è costretta a nascondersi per sfuggire ai nazisti. Insieme ad altri sette compagni vive in clandestinità nella casa sul retro in Prinsengracht 263 ad Amsterdam.

Dopo più di due anni questi clandestini vengono scoperti e deportati nei campi di concentramento. Il padre di Anne, Otto Frank, è l’unico degli otto inquilini dell’Alloggio segreto a sopravvivere.

Il diario che Anne ha scritto durante il periodo trascorso in clandestinità la renderà famosa in tutto il mondo.


La famiglia Frank si nasconde il 6 luglio 1942, dopo mesi di segreti preparativi da parte del padre. Anne abbandona la propria abitazione in Merwedeplein indossando uno sopra l’altro numerosi strati di vestiti. Arrivata nel nascondiglio, il retro della fabbrica diretta dal padre, dovrà dare inizio concreto a una spoliazione progressiva, che diverrà simbolica nel racconto del Diario. Il luogo dove i Frank si rifugiano ha l’aspetto di una casa, ma ogni possibilità esterna di osservare l’interno dell’abitazione era stata saggiamente preclusa: lunghi periodi quotidiani di coprifuoco, finestre oscurate (”in verità non si può parlare di tende perché sono solo semplici, freddi pezzi di stoffa, diversi per forma, qualità e motivi […]; questi capolavori sono stati attaccati alle finestre con delle puntine, e non verranno tolti per tutto il tempo in cui saremo nascosti qui”, 11 luglio 1942). Da fuori, nessuno doveva sospettare che in quell’edificio fossero nascosti ebrei: stracci contro i vetri delle finestre, spiragli ricoperti di cartone, buio. L’alloggio segreto, per Anne, rappresenta una chiusura contro l’esterno, una barriera che per metà si mostra angosciante e per metà fa assaporare la possibilità quotidiana di salvarsi, sfuggendo alla deportazione. Si fa ostacolo e protezione, diventa odiato e amato, a volte addirittura preferito alle stanze sottostanti, gli uffici della fabbrica:

“Quassù mi sento tuttora più al sicuro che non sola in quella casa grande e silenziosa.”
26 maggio 1944

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Nata il 12 giugno 1929 a Francoforte sul Meno da Edith e Otto, Anne Frank ha una sorella di tre anni più grande, Margot. Di famiglia ebraica, nel 1933 si trasferisce con gli altri componenti ad Amsterdam dopo l’ascesa dei nazionalsocialisti in Germania e l’acuirsi delle violenze contro gli ebrei e i loro beni. Nella città olandese Otto Frank dirige la Opekta, fabbrica produttrice di aromi e pectina situata nel centro della città, e permette alla propria famiglia di vivere un tempo relativamente sereno fino all’arrivo dell’esercito nazista, che conquista i Paesi Bassi nell’arco di pochi giorni, nel maggio 1940. Nell’ambito del più ampio progetto di sterminio degli ebrei europei, i nazisti istituiscono anche ad Amsterdam le modalità di oppressione, spoliazione e deportazione già sperimentate in tante altre città del Reich. I Frank, vistasi rifiutare la possibilità di emigrare negli Stati Uniti e impossibilitati a fuggire altrove, trovano rifugio in alcune stanze sistemate nell’edificio retrostante alla Opekta, al 263 di Prinsengracht. Con loro, la famiglia Van Pels (Hermann, Auguste e Peter) e poco tempo dopo il signor Fritz Pfeffer. Circa tre settimane prima, per il suo tredicesimo compleanno, Anne riceve in dono un diario, la cui scrittura la accompagnerà fino al 1 agosto 1944. Il 4 agosto gli otto clandestini vengono scoperti e arrestati, a seguito di una delazione, imprigionati e successivamente tradotti nel lager di transito di Westerbork. Da lì verranno tutti deportati ad Auschwitz, dove i loro destini prenderanno strade diverse. Alla fine del conflitto solo Otto Frank sopravvivrà allo sterminio e farà ritorno ad Amsterdam.

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“Pensare, sognare, pregare e rilassarsi: 10 meno un quarto – 10 e un quarto.”
20 marzo 1944

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