Diffamazione a mezzo stampa internet FACEBOOK


19260235_10213378398124348_3128327136357112384_nAvv. Barbara Centoducati


Diffamazione a mezzo stampa internet FACEBOOK

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L’argomento del giorno è la diffamazione a mezzo stampa, INTERNET, FACEBOOK.
Iniziamo con l’ identificare il reato in oggetto, cosi come è disciplinato dal codice penale all’art. 595 c.p., per poi soffermarci sulla fattispecie che integra il reato a mezzo stampa, in particolare, internet e social network, per identificarne correttamente la condotta nel caso concreto:
La norma, recita :
“Chiunque, fuori dei casi indicati nell’articolo precedente, comunicando con più persone, offende l’altrui reputazione, è punito [c.p. 598] con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a euro 1.032 .
Se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a euro 2.065.
Se l’offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico [c.c. 2699] (5), la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a euro 516 .
Se l’offesa è recata a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad una sua rappresentanza o ad una autorità costituita in collegio, le pene sono aumentate [c.p. 29, 64] .”

Il bene giuridico tutelato dall’ordinamento, è la “reputazione“ dell’uomo in quanto individuo, facente parte parte della comunità e dell’ “ambiente sociale” nel quale vive e lavora.
La Giurisprudenza lo definisce quale “senso della dignità personale nell’opinione degli altri”, inteso come l’idea che si forma nella mente comune di ognuno, per ciò che nel sociale di quella persona è conoscibile in un dato momento storico, sia per situazioni di vita personale, che per percorso professionale.
In altre parole, si parla di stima che si acquista e si diffonde nell’ambiente sociale, con riferimento all’onore ed al decoro che si associano ad una persona, sia personalmente che professionalmente, valori che si rischia di perdere, quando si viene offesi e qui, ciò che viene“ leso” è ‘interesse dello Stato all’integrità morale della persona.
Non è uno stato d’animo individuale, quale può essere l’ “amor proprio” che ognuno ha di sé, come sentimento, come ha più volte chiarito la giurisprudenza, ma l’idea che ci si fa di una persona strettamente connessa al mondo esteriore e da quest’ultimo influenzata.
Fermo restando che la lesione dell’altrui reputazione, può essere censurata anche solo in sede civile ( art. 2043 c.c.) con la richiesta di risarcimento del danno cagionato, la questione si fa ancor più seria, quando il fatto si configura come reato.
La condotta che viene posta in essere, mette il soggetto destinatario dell’offesa ad essere esposto al giudizio negativo altrui e qui l’’offesa diventa un FATTO SOCIALE.
Il soggetto, non è presente durante lo scambio di opinioni o almeno non è in grado di percepire l’offesa che si sta ponendo in atto alle sue spalle.
La condotta diffamante si perfeziona così, proprio in assenza del soggetto che diviene per questo “passivo” ed “inconsapevole,” ogniqualvolta viene offesa la sua reputazione con qualsiasi mezzo idoneo a mettere in comunicazione più persone.
Come recita il 3 comma dell’art. 595 c.p. “ Se l’offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico [c.c. 2699] (5), la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a euro 516.”
Pertanto I social network e le piattaforme sociali associate al mezzo “stampa” diventano, in questi casi, lo strumento per attuare tal comportamento.
Entrando nello specifico del mondo del web, ormai a diffusione di massa, postare un commento offensivo ad esempio, sulla bacheca di facebook della persona destinataria, integra il reato di diffamazione in oggetto.
Lo afferma la Suprema Corte di Cassazione in diverse pronunce (ad es. Cass. Pen. 24431/2015) sottolineando la diffusività delle informazioni sulle piattaforme sociali, quali facebook, che avendo una potenza capillare, rendono la stessa “illimitata” e fuori controllo, ritenendo che le offese espresse in tal modo e con tale strumento a diffusione e condivisione di massa, debbano ritenersi “ aggravate, come se fossero commesse a mezzo stampa. ( Cass. Pen. Sezione V, sentenza 01/03/2016 n° 8328 )
Pur rilevando il mezzo stampa, quale strumento per la realizzazione della condotta illecita, in questi casi non si può invocare il diritto di cronaca, né il diritto di critica nell’ambito della professione giornalistica, per i quali, una volta accertati, vengono invocate le cosiddette scriminanti.
Il legislatore attua una sorta di bilanciamento in questi casi tra il reato in questione da una parte e la libertà all’informazione e di manifestare il proprio pensiero tutelata dagli artt. 21 Cost. e 51 c.p. dall’altra. In particolare, il reato di diffamazione viene scriminato quando la condotta rispetta i seguenti limiti:
Rilevanza del fatto narrato : l’interesse pubblico dei fatti che vengono esposti e descritto risulta prevalente sulla tutela della reputazione, in quanto il fatto descritto deve assumere una rilevanza pubblica.
Verità dei fatti narrati o criticati : poiché la diffamazione non è configurabile nella forma colposa, se il soggetto attivo diffonde le notizie ritenendole vere, mentre in realtà non lo sono, trova applicazione l’art. 59 c. 4 c.p.
Continenza delle espressioni usate : l’espressioni che vengono usate e ritenute offensive, sono contenute ed esprimono un giudizio con riguardo al fatto narrato.
Tornando alla diffusione a mezzo web, l’offesa perpetrata con tale strumento, acquista una potenza tale che se ne perde il controllo e per la quale la continenza su citata non può essere invocata, tanto che :
“ Le espressioni utilizzate, per il loro carattere gravemente infamante o inutilmente umiliante, diano luogo ad una mera aggressione verbale nei confronti della persona destinataria delle stesse, che ne risulti di conseguenza denigrata in quanto tale  ( in tal senso Cass. pen. 3 marzo 2016 n. 18217 )
Postare un commento sulla bacheca di facebook di una persona in particolare, in genere lo espone di per sé come in una pubblica piazza in tutti i casi, anche quando riveste una natura semplicemente informativa , di momenti vissuti, condivisibili con tutti, ( ad es. negli aggiornamenti di stato “ sto guardando un film ” (…) “sto mangiando ” (…) “ mi trovo ” (…) con (…) “ sono felice”, “sono triste “ etc….ma quando questo è offensivo e viene pubblicato, diviene una aggravante giuridicamente rilevante e per questo la condotta, penalmente perseguibile, proprio perché il mezzo utilizzato è dotato di una potenzialità tale da rendere il mezzo stesso idoneo e capace di coinvolgere e raggiungere una pluralità di persone che anche se non sono identificate, apprendono la notizia/offesa, che a loro volta possono diffondere, ”convincendosi” del messaggio negativo in essa contenuto, che pone come un marchio sulla persona diffamata.
Il meccanismo diviene così, incontenibile per il maggior raggio di azione che comporta e pertanto conduce alla consumazione del reato, in capo a chi ha postato.
E’ l’elemento della “pubblicità” dunque ad essere determinante, contemplato dalla norma contenuta nell’art. 595 c.p., che contribuisce a configurare il reato di diffamazione a mezzo stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, in quanto il danno è maggiore e più diffuso perché l’offesa insita nella notizia descritta o in maniera esplicita e diretta, si diffonde tra un numero indeterminato di persone.
Pertanto è bene che il pubblico che interagisce sulle piattaforme sociali, sappia che tali comportamenti non rimangono nell’ombra, solo perché il tutto avviene dietro ad un pc, ma che l’ordinamento giuridico mette a disposizione strumenti di tutela per chi subisce tali condotte ritenute illecite e penalmente perseguibili.
Si può procedere a denuncia a mezzo di atto di querela della persona offesa, presso le autorità competenti.

Da quando il mondo del web, è entrato nelle nostre case e nelle nostre vite, molte cose sono cambiate, si sono strette nuove amicizie, si è ripreso il contatto con persone perse di vista e del passato, si ha avuto possibilità di pubblicizzare la propria attività, vendere prodotti, aggiornarsi professionalmente, insomma molte cose si sono semplificate anche da l punto di vista professionale, ma è bene farne un uso attento e soprattutto consapevole.
Lo strumento ormai è di tutti ed alla portata di tutti, quando si parla d minori ad esempio, è strettamente limitato e deve essere soggetto al controllo da parte dei genitori, nell’utilizzo di quegli strumenti accessibili anche a loro e la soglia tra il consentito e il non consentito è davvero molto sottile, come tra il lecito e l’illecito, questo perché ormai si interagisce con il “mondo”@.

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Studio Legale Avv. Barbara Centoducati
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